Desidero completare il lavoro con le immagini, riportando il testo completo della riflessione fatta da don Gianluigi Pussino SDB a cui mi sono ispirata
Per definire apocalittico lo tsunami, il maremoto, l’onda anomala che ha sconvolto un mondo di lavoro e di relazioni, di divertimento e di sogni, è necessario che ci dica, che ci interroghi, che ci riveli qualcosa.Se le statistiche dei morti non ci ricordano affetti rovinati, legami parentali rovinati, comunità civili infrante: lo tsunami non è apocalittico. Se la povertà illustrata dai media non ha svelato il peggioramento delle condizioni economiche generali, la riduzione del prodotto interno lordo, la diminuzione del reddito pro-capite: lo tsunami non è apocalittico. Se il movimento economico turistico propagandato non tiene conto anche del lavoro minorile e del cosiddetto turismo sessuale: lo tsunami non è apocalittico. Se l’immagine dell’ albergo ha nascosto il villaggio di poveri pescatori a poche decine di metri: lo tsunami non è apocalittico, perché non ha svelato le contraddizioni di uno sviluppo turistico, anomalo più dell’onda definita tale. Si assiste a un mondo di ricchezza contrapposto a un mondo di povertà. Un modello culturale che aumenta il divario tra ricchi e poveri, più disposto alla beneficenza occasionale che alla solidarietà quotidiana. Interverranno ancora le multinazionali per la ricostruzione e continueranno a prosperare a senso unico ? Verrà creata una nuova rete telefonica, la cui inefficienza precedente non ha contribuito efficacemente a una tempestiva informazione che poteva salvare qualche vita umana ? Verranno reimpostati i pacchetti turistici, eliminando il turismo sessuale, chiedendo il rifiuto del lavoro minorile, rispettando il lavoro locale di tipo artigianale o di rappresentazione ludica, e così evitando una merce di scambio miseramente retribuita? Si riuscirà a insinuare l’idea che il folklore e la bellezza della natura, venduti a caro prezzo, non sono sufficienti per documentare e offrire l’attenzione alla cultura locale ? Lo tsumani ci deve insegnare che non esistiamo noi e loro: noi ricchi e loro poveri; noi fortunati, loro disgraziati; noi del 1° mondo, loro del terzo. A noi i diritti, per loro i doveri; noi più civili, loro più arretrati; noi più intraprendenti, loro più rassegnati; noi padroni, loro schiavi. Non esistiamo noi e loro, ma solo noi, tutti insieme. Tutti noi insieme figli dello stesso Dio che invochiamo
PADRE NOSTRO Apri i nostri occhi Signore,perché possiamo vedere te nei nostri fratelli e sorelle.Apri le nostre orecchie, Signore,perché possiamo udire le invocazioni di chi ha fame, freddo, paura, e di chi è oppresso.Apri il nostro cuore, Signore, perché impariamo ad amarci gli uni gli altri come tu ci ami. Donaci di nuovo il tuo Spirito, Signore, perché diventiamo un cuore solo ed un’anima sola, nel tuo nome. Amen (Madre Teresa)
La speranza cristiana, alimentata giornalmente dalla preghiera e dalla carità operosa ci aiuta a superare le nostre insicurezze e i nostri smarrimenti. Non con sentimenti di passività, di chi si aspetta tutto dal cielo, ma con serena fiducia in Colui, che silenziosamente opera, con un amore diffusivo sulla terra e sulle nostre vicende umane. Il nostro tempo, non è attesa inerme, il tempo è già vita e il cristiano è più di tutti un uomo vivo e operante. Ciò che ci viene chiesto è una fedeltà all’oggi, una fedeltà appassionata, che porta il segno dell’azione di Dio, vittoriosa di ogni ostacolo.
“ Annunzia la parola, in ogni tempo richiama, rimprovera ed esorta con coraggio e sapienza”.
Questa indicazione rivolta ai pastori dell’anima, la possiamo ritenere valida per chiunque si ritiene cristiano, senza che egli si senta maestro, ma semplicemente amico e collaboratore di Dio, nell’edificazione del suo regno.
Leggendo a bibbia non può sfuggire che Dio fin dall’inizio comunicò il suo amore creando il mondo e ogni cosa buona. Creò l’uomo perché facesse del mondo un’abitazione vivente, tanto da costruire un mondo umano, che realizzasse e manifestasse il suo amore. E l’uomo nella sua libertà , amico e alleato di Dio è stato reso corresponsabile di questa opera. Troppo spesso questa alleanza si rompe, proprio in virtù di quella libertà che ci è stata data, come dono supremo e facciamo esperienza di peccato.
Peccato inteso come sentirci padroni della vita, del suo destino, mentre ne siamo solo corresponsabili.
Nel fluire del tempo, sulla scena del mondo si alternano vicende che evidenziano ora la bontà dell’uomo ora la sua esperienza del proprio fallimento. Tutti ne portiamo le conseguenze o di gioia o di sofferenza.
Per chi vuol essere fedele all’alleanza con Dio soffre della sua impotenza o dell’essere attraversato lui stesso da dubbi di dove sia la verità. Non sempre Lui ci illumina a tutto campo, ma è luce sul nostro cammino. Sulle ricerche dell’uomo verso nuovi orizzonti, prima di prendere posizioni o fare scelte è doveroso documentarsi, dialogare, confrontarsi e perché no, anche pregare.
Le ferite profonde che ci portiamo dentro le vogliamo superare andando in diverse direzioni.
Offriamo anche sacrifici, nell’intento di essergli graditi, al posto dell’unica cosa che ci viene richiesta: l’obbedienza al suo amore, che ci chiama.

...PLAYLIST POESIE e PREGHIERE. Canti sacri e profani.
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